Il falò di San Giovanni sul Carso celebra il solstizio d'estate e il potere magico della natura. Secondo l'antica tradizione, il fuoco
simboleggia il culto del sole e la purificazione, tra piante curative e
ghirlande intrecciate.
Il solstizio segna il giorno
più lungo per l’emisfero boreale – in Italia il sole sorge alle 05:36 e tramonta
alle 20:51, per un totale di 15 ore e 15 minuti di
luce (fonte: Ansa) – nonché l’inizio dell’estate astronomica, ma
anche un’occasione di celebrazione spirituale e ritualità naturale sin dagli
albori dell’umanità: attualmente l’appuntamento più noto è a Stonehenge, in Gran Bretagna,
dove nella notte del solstizio centinaia di visitatori, tra balli e riti
druidici, aspettano il momento in cui il sole ha raggiunto il punto di massima
altezza sull’orizzonte, sorgendo a sinistra della Heel Stone e passando
esattamente attraverso l’asse centrale del complesso roccioso. L’equivalente
triestino del raduno di Stonhenge è
il festival celtico Triskell, nel Boschetto del Ferdinandeo:
tra laboratori artigianali e chioschi, ci sono in programma concerti folk con arpa
celtica sfumata da
ritmi prog, wave, medieval e pagan; uno spettacolo di focogiocoleria
e, a chiusura della serata, il rito solstiziale di Litha
celebrato dalle sacerdotesse presenti sul posto.
Ma anche i cristiani possono
festeggiare il solstizio, come un’immagine del trionfo della luce di Gesù Cristo sulle
tenebre.
Anche quest’anno a San
Pelagio è stato acceso il grande falò, alla presenza dei paesani e dei turisti
che, tradizionalmente, portano da mangiare e bere.
Una tradizione collegata è
la predisposizione delle coroncine fatte con i fiori freschi che sostituiscono
le coroncine predisposte l’anno passato e rimaste appese per un anno al portone
di casa. Queste vengono buttate nel falò e bruciate.
Nel pomeriggio grande attività di costruzione delle coroncine
secondo metodi tradizionali tramandati nei secoli.